Victoria's Secret e l'inclusività

Victoria's Secret e l'inclusività

In questi giorni si fa un gran parlare delle dichiarazioni dei vertici della Victoria’s Secret che hanno dichiarato di non essere interessati a far sfilare in passerella né modelle transessuali né curvy.

Lo sdegno del Mondo intero che grida all’inclusività è stato forte ed unanime, tanto che il marchio ha subito un calo del 41% sulle vendite in seguito a queste dichiarazioni, subito seguite da nebulosi chiarimenti da parte di Ed Razek.

Mi colpisce moltissimo questa storia dell’inclusività, forse perchè per tutta la vita sono stata curvy e obesa alternativamente e mi sono sentita sempre parecchio esclusa. Ovviamente l'idea dell'inclusività è tanto auspicabile quanto percorribile. Da molti, forse, ma sicuramente non da tutti.

Però vorrei riflettere su alcuni punti.

Innanzitutto vorrei rivendicare la libertà di ciascun brand di sceglier il proprio target di riferimento.

Se Victoria’s Secret sceglie di rivolgersi solo a donne dall'aspetto quasi irreale, che hanno come unica aspirazione quella di farsi desiderare da uomini alfa, chi siamo noi per dire che non è giusto? Quelle donne esistono e cercherebbero quel tipo di prodotto sempre e comunque, indipendentemente da quello che ne pensiamo noi.

Viviamo in un mondo che sta andando verso la specializzazione, in ogni settore, ma certe cose continuano ad offendere la nostra suscettibilità. Come mai?

Se apre un ristorante vegano e noi siamo non lo siamo, abbiamo due possibilità: evitare quel ristorante, oppure adattarci a mangiare vegano per una volta. Perché non ci scandalizziamo, in questo caso, per il fatto che il ristorante vegano non sia inclusivo?

Allo stesso modo ci sono tanti negozi curvy che NON vestono sotto una determinata taglia perché NON VOGLIONO essere inclusivi, ma specializzati in un determinato settore e non ho ancora letto di persone magre scandalizzate per questo.

Inoltre quando si deve aprire una nuova attività tutti consigliano di scovare una nicchia di mercato ancora inesplorata, di definire il proprio target di riferimento con precisione, non importa chi si lascia fuori, perché rivolgersi ad un pubblico selezionato, seppur di nicchia, può essere la scelta vincente in molti casi. Quindi ok ai negozi di Bubble Tee che NON vendono cappuccini e cornetti, perchè NON vogliono essere inclusivi, ma specializzati nel bubble tee, per dire.

Se Victoria’s Secret sceglie di rivolgersi SOLO alla nicchia di donne magrissime e compiacenti verso le fantasie maschili, perché questo dovrebbe essere sbagliato?

Si, ma qui parliamo di non far sentire sbagliate le donne che non rientrano i quei canoni estetici, direte voi. 

Perchè c'è la cultura per la quale "magro è bello", "grasso è brutto" e tutto quello che si discosta dai canoni estetici proposti dalle multinazionali è sbagliato.

C'è però da dire che la maggior parte dei brand per taglie forti si limita a far sfilare in passerella donne alte più di 1.80 cm e che indossano al massimo una taglia 46. Come possono sentirsi incluse le donne che indossano la 54, se non vedono mai sfilare donne a loro simili?

foto di Daniele Guidetti via Vogue.it

Foto di Daniele Guidetti via Vogue

Personalmente ci sono cose che mi indignano molto di più di una Victoria’s Secret che non fa sfilare trans e curvy.

Mi indigna, ad esempio, entrare in un negozio che si riempie la bocca di parole come “inclusività” proponendo una sezione di taglie comode, ma poi in quella sezione ci sono capi completamente diversi da quelli proposti per “le magre”. 

Foto via OVS

Non è inclusività se non posso trovare lo stesso modello che proponete per una taglia 42 anche della taglia 52.

Mi indignano quei negozi che si fanno un vanto di vestire le taglie “oltre” la 46, ma poi difficilmente vanno oltre la 52. Se devi essere inclusivo, perché lasci fuori le persone che hanno più di un semplice sovrappeso? Mi volete dire che gli obesi non meritano di essere inclusi?

Mi indignano anche quelle agenzie che propongono modelle taglie forti che indossano la taglia 46, come se la 46 fosse una taglia forte. Scherziamo?

Mi indigna il pensiero che alcune ragazze si considerino curvy pur indossando una dignitosissima taglia 44, perché significa che viviamo in una società che ha bisogno di etichettare le donne in base al loro aspetto fisico e che riesce a far sentire diverse e sbagliate anche delle ragazze normalissime.

Mi indigna il fatto che molte persone dicano “No al bodyshaming, ma no anche all’obesità, perché è una malattia” perché se dobbiamo smetterla di stigmatizzare le persone in base al loro peso, non possiamo stabilire sopra quale peso invece possiamo puntare il dito contro e farle sentire sbagliate. Indipendentemente dal fatto che l’obesità sia una malattia, le persone obese non andrebbero mai etichettate o discriminate, ma meritano rispetto e meritano di vestirsi carine come tutti gli altri.

Tess Holliday

Insomma…. Il fatto che Victoria’s Secret non faccia sfilare transessuali o curvy per me non è in cima alla lista delle cose per le quale dovremmo scandalizzarci perchè l’inclusività è una scelta aziendale, non cattiveria gratuita.

Poche sono le aziende che scelgono l'inclusività e pochissime sono quelle che lo fanno bene.

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